Preparazione del baccalà


Di ricette per cucinare il merluzzo (e specialmente il baccalà) è pieno il mondo: in Portogallo - un tempo terminale del commercio di baccalà proveniente dal nord America - ce ne sono 366, per coprire una fame di baccalà che dura tutto l’anno, e tutti gli anni, bisestili compresi.Ma cominciamo dall’inizio. I merluzzi pescati vengono decapitati, sviscerati, lavati e passati in una leggera salamoia. Poi prendono strade diverse: alcuni divengono stoccafisso, altri baccalà.

Il baccalà, dal mare alla tavola:

Appena pescato, il merluzzo che sta per diventare baccalà viene aperto a libro, gli viene estratta la lisca dorsale, e viene ficcato in un barile contenente sale a strati. Qui rimane per tre settimane. Poi viene messo in vendita.I merluzzi destinati a diventare baccalà vengono dal Labrador e da Terranova; sono il baccalà morbido, assai salato (detto salted fish), e quello molto secco (chip fish).

In pescheria:

Per riconoscere un buon baccalà il fattore più importante è il sapore; elemento che non potete indagare sul banco del pescivendolo. Impiegate allora l’olfatto (l’odore sia penetrante, ma di pesce), e aguzzate la vista: la lunghezza del baccalà dev’essere non inferiore ai 40 centimetri, e lo spessore non inferiore ai 3 nel punto centrale. La pelle badate che sia molto chiara, e la polpa traslucida, morbida ed elastica. Fate particolare attenzione al colore della polpa: non dev’essere giallastra, ma bianca. Non però bianchissima: ciò denuncerebbe un truffaldino trattamento sbiancante con la calce.

A tavola:

Portato il baccalà a casa, provvederete a dissalarlo. Mettetelo in acqua, o meglio ancora sotto un filo d’acqua corrente. Se è di buona qualità, e non è troppo vecchio, basteranno 18-24 ore. Per capire se lo potete togliere dall’ammollo, assaggiatene una scaglia: se è morbida, e ben dissalata, si tiri fuori il baccalà, e lo si strizzi delicatamente.A questo punto (vivaddio!) si può cucinarlo.


Lo stoccafisso, dal mare alla tavola:

I merluzzi che prendono la via dello stoccafisso vengono legati per le code e appesi a delle rastrelliere. Questo avviene a febbraio nei mari intorno alla Norvegia, dove l’aria è secca, fredda e pulitissima.I merluzzi restano ad essiccarsi e a rabbrividire fino a giugno. Solo allora arriva una figura temibile, una sorta di “uomo del monte” del merluzzo: il Selezionatore.Questi si aggira tra i pesci ormai secchi; li palpa, li annusa, li soppesa, e poi li sceglie. I migliori appartengono alla qualità “Ragno” (da Ragnar, il più famoso esportatore norvegese): sono bianchi, grossi e spessi.Gli stoccafissi selezionati vengono riuniti in balle, compressi con una pressa idraulica, legati con filo zincato e cuciti in sacchi di juta. Così conciati lasciano il luogo d’origine, per essere trasportati nei luoghi in cui viene richiesto.Molti prendono la via dell’Italia, uno dei primi mercato mondiale dello stoccafisso, con un consumo di 3.300 tonnellate annue.

In pescheria:

Le fasi su descritte sono certamente interessanti, ma in fondo potevate anche leggerle rapidamente. Come arriva il pesce in pescheria non dipende infatti da voi.L’acquisto è invece sotto la vostra personale responsabilità. Perciò, da questo momento in poi state bene attenti a quel che leggete, e cercate di memorizzarlo. Per evitare di farvi buggerare, dovrete sapere cosa chiedere al vostro stoccafisso.Quando è di prima scelta, lo stoccafisso dev’essere di grosse dimensioni; il collo e il ventre, aperti, devono apparire ben puliti, senza ecchimosi né macchie; la pelle deve avere un color grigio-chiaro, senza riflessi rossastri, e l’odore dev’essere immancabilmente molto intenso. La polpa, che sia secca e dura, ma non friabile.

Dalla pescheria alla tavola:

Una volta arrivati a casa col vostro stoccafisso, vi aspetta un lavoro delicato: la battitura. Dovete percuoterlo con un mazzuolo di legno, per sfibrarlo, senza però romperlo.Poi viene il momento dell’ammollo: lo stoccafisso, cioè il merluzzo essiccato, prima di mangiarlo va reidratato con acqua fredda abbondante. E possibilmente corrente: un filo d’acqua che dal rubinetto scenda direttamente sullo stoccafisso, ben adagiato in un recipiente non metallico. Per quanto tempo? Dipende dalla grossezza, dalla qualità, e da altro ancora: se è stato battuto a dovere, tre giorni in ammollo gli dovrebbero bastare.Come si fa a capire quando è il momento di toglierlo dall’acqua? Semplice: quando avrà moltiplicato per quattro o per cinque il proprio volume originario.

In tavola:

Lo stoccafisso è finalmente pronto per essere cucinato. Inutile dire che questo è il momento più delicato: se non sarete all’altezza, tutto il percorso dello stoccafisso, iniziato tanto tempo fa, finirà in niente. Perciò, cercate di impegnarvi al massimo. Se non altro per rispetto a lui.

 
 
 

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